Miracolo: ci sono 875.000 posti di lavoro

Antonio Castro - Libero

Tra agosto e ottobre 2017 le imprese hanno già pianificato di dover “coprire” ben 875mila posti di lavoro. Ma già sanno - spiega la consueta ricerca Excelsior di Unioncamere - che circa il 25% ddei posti saranno per «figure di difficile reperimento». Paradossi di un’Italia che è avvitata sulla crisi occupazionale, in cui si discute ciclicamente di taglio del cuneo e riduzione strutturale dei costi di contribuzione. Quasi un milione di posti di lavoro, per la prevalenza offerti da piccole e medie imprese, rappresentano un ottimo segnale. Il problema, semmai, è che le imprese - secondo l’analisi Unioncamere Anpal - cercheranno soprattutto «professionisti qualificati» da inserire nelle attività commerciali e nei servizi (27,6%), seguiti dai conduttori di impianti e operai di macchinari (14,8%), e dagli artigiani e operai specializzati (12%).
Sono proprio le Pmi «a programmare nuove posizioni di lavoro. Nei tre mesi esaminati, 2 entrate su 3 sono pianificate dalle imprese con meno di 50 dipendenti. Mentre il 22% delle ricerche di personale sarà avviata dalle aziende che hanno dai 50 ai 249 dipendenti». L’altro aspetto positivo è che circa 135mila di tutte le posizioni (il 15%), secondo gli imprenditori, sono sicuramente «più adatte a figure femminili». Come per quelle disponibili “nel sistema moda” (56% il tasso di preferenza delle donne), e nella filiera del food (39,8%), seguiti dagli operatori dell’assistenza sociale (31,2%). Ai giovani sarà destinato il 34,2% dei posti di lavoro, ma già adesso le aziende stimano che «sarà più difficile reperire sul mercato le figure professionali ricercate rispetto alla precedente rilevazione. Tra agosto e ottobre la difficoltà di reperimento è salita al 24,2% delle entrate programmate contro il 20,6% rilevato per il periodo luglio-settembre».
E’ sempre il Nord a guidare la classifica: in particolare la domanda di lavoro arriva dal Nord ovest (il 31% del totale Italia) per i servizi. Ma è soprattutto il Veneto, e un po’ tutto il Nord Est, che cerca la maggior parte del personale destinata a coprire le esigenze occupazionali dell’industria (il 34,7% delle entrate previste nell’area). A livello settoriale sono soprattutto le industrie metalmeccaniche ed elettroniche a prevedere maggiori problemi nell’individuazione del candidato giusto (44% la difficoltà di reperimento). Seguite dalle imprese di servizi informatici e delle telecomunicazioni (41%) e, a ruota, dalle industrie metallurgiche (40%). In particolare faranno fatica nella ricerca di personale soprattutto le imprese del Nord-Est (27,9%). Tra le regioni che faranno più fatica a coprire gli organici ci sono Friuli Venezia Giulia (31%) e Veneto (28,4%).
C’è poi da vedere cosa succederà a gennaio. Il governo ha assicurato che intende garantire una «decontribuzione per le assunzioni degli under 35enni». Piccolo dettaglio: come dimostra questa analisi il problema non è solo l’assunzione quanto la formazione dei candidato. Se il 25% dei posti in ballo rischiano di restare scoperti per “difficoltà di reperimento” di manodopera specializzata, le imprese certo non si faranno convincere solo da qualche sirena decontributiva. Insomma, andrebbe rivisto anche il sistema della formazione che è debole. E forse più che sulla decontribuzione, andrebbe fatto un piano di formazione e indirizzo, che non sia solo qualche mese in azienda durante l’ultimo anno di scuola.

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